Artistica

31 marzo 1 - 2 aprile

Adattamento e regia di Paolo Valerio

Romeo e Giulietta

Di William Shakespeare

Con Giacomo Abites Coen, Sebastiano Caruso, Pietro Desimio, Alessandro Dinuzzi, Fulvio Falzarano, Francesca Masini, Giulia Perelli, Stefano Scandaletti, Pietro Sparvoli, Caterina Truci

Inizio spettacolo: ore 21:00

Durata spettacolo: 105 minuti

Scene: Francesca Tunno
Costumi: Stefano Nicolao
Coreografie: Monica Codena
Luci: Claudio Schmid
Video: Alessandro Papa
Musiche originali: Valter Sivilotti
registrate dall’Orchestra della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste (Konzertmeister e violino solista Stefano Furini; violoncello solista Giulia Lanati; trombone solista Domenico Lazzaroni)
Aiuto regia: Giulia Bonghi
Fonico e video: Alberto Pozzolo
Elettricista: Alessandro Macorigh
Direttore di scena: Paolo De Paolis

Produzione: Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, Teatro Biondo Stabile di Palermo, Teatro Stabile di Catania, Centro Teatrale Bresciano

Foto: Simone Di Luca

Scene: Francesca Tunno
Costumi: Stefano Nicolao
Coreografie: Monica Codena
Luci: Claudio Schmid
Video: Alessandro Papa
Musiche originali: Valter Sivilotti
registrate dall’Orchestra della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste (Konzertmeister e violino solista Stefano Furini; violoncello solista Giulia Lanati; trombone solista Domenico Lazzaroni)
Aiuto regia: Giulia Bonghi
Fonico e video: Alberto Pozzolo
Elettricista: Alessandro Macorigh
Direttore di scena: Paolo De Paolis

La più famosa tragedia shakesperiana riprende vita nel dramma dei Balcani.

RAJEEV BADHAN, Direttore Teatro Chiabrera

«Desideravo che a questa nuova edizione di “Romeo e Giulietta” facesse sfondo un luogo universale, che potesse raccontare la tragedia dei due amanti in un contesto di violento contrasto, come è nel testo di Shakespeare: l’odio delle famiglie insanguina le strade di Verona. E che fosse in forte rapporto con il tema dell’inutilità della guerra, poiché oggi il tema del conflitto è così atrocemente, insensatamente presente, che mi sembra impossibile estraniarsene, nemmeno – o soprattutto – accingendosi ad un atto artistico, nemmeno se raccontiamo una storia d’amore» spiega il regista Paolo Valerio. «Ho pensato alla guerra dei Balcani perché si tratta di uno scenario vicino a noi ma al contempo posto ormai a una qualche distanza. Trascorsi trent’anni, sono evidenti la complessità inestricabile del tema dei nazionalismi e delle etnie, ed un bilancio doloroso che mostra come abbiano perso tutti… Non raccontiamo la loro storia, ma studiando questo contesto, mi ha molto toccato la vicenda reale di “Romeo e Giulietta di Sarajevo”: Admira Ismić e Boško Brkić, fidanzati di etnie diverse, che tentando la fuga assieme verso un futuro possibile per loro, hanno trovato una morte crudele su un ponte, per mano di un cecchino.
Un cecchino: come quelli che ci restituiscono le cronache attuali, che stanchi della loro vita borghese nella tutela della pace, raggiungevano la città assediata – passando spesso proprio da Trieste – per degli agghiaccianti “safari umani”, per provare il brivido di uccidere civili, ignari. Vite appese a un filo, al destino, al caso della scelta, come racconta Ezio Gavazzeni ne “I cecchini del weekend” come se fossimo passati – scrive – «dalla banalità del male, all’indifferenza del male». E in quest’“indifferenza del male” risuona in me ancora Shakespeare, quando il suo Shylock nel “Mercante di Venezia” dichiara di volere la libbra di carne di Antonio (e dunque la sua vita) semplicemente “merry sport”. Questo senso della fatalità s’intreccia drammaticamente anche alla vicenda di “Romeo e Giulietta”: un testo di destino, dove tutto avviene per caso, l’amore e la morte. Gli occhi dei due innamorati si incontrano alla festa per caso, ma è lo stesso caso che pretende poi la morte di Mercuzio e quella conseguente di Tebaldo, e il fato crea il ritardo della lettera che metterebbe in salvo la vita di Romeo e Giulietta e invece conduce alla catastrofe…»
È affascinante e attuale la chiave di lettura di Paolo Valerio in questa nuova messinscena di “Romeo e Giulietta” dove il testo è fedelissimo a Shakespeare e del capolavoro restituisce appieno la poesia, ma l’allestimento è capace di allargare il respiro oltre il tempo dei due amanti di Verona ed avvicinarsi al contemporaneo. Il merito va anche all’intuizione del regista di affidarsi a una compagnia di giovanissimi, in cui spicca l’esperienza di alcune figure adulte, ma vibrano il talento, l’energia, la spontaneità e la purezza di chi sul palcoscenico si discosta di poco dall’età dei protagonisti shakespeariani. Bravissimi, intensi, commoventi e capaci di restituire la leggerezza e la poesia del testo, fino al drammatico finale.
«I protagonisti percepiscono sé stessi come immortali, assetati di vita, assieme fragili e forti, proprio come lo erano i ragazzi durante l’assedio di Sarajevo, nella disperazione desiderosi di vivere» conclude Paolo Valerio. «Ne è un emblema Giulietta, volitiva, decisa, guida del suo amato, giovane donna coraggiosa che in poche ore passa dal letto d’infanzia, alla prima notte d’amore, dalla famiglia, alla solitudine e alla perdita di ogni riferimento certo».