Artistica
15 - 16 - 17 Dicembre
Regia di Michele Sinisi
Tartufo
Dall’omonima commedia di Molière
Con Stefano Braschi, Marisa Grimaldo, Donato Paternoster, Bianca Ponzio, Bruno Ricci, Giulia Rossoni, Michele Sinisi, Lorenzo Terenzi, Adele Tirante
Inizio spettacolo: ore 21:00
Durata spettacolo: 105 minuti
Rielaborazione drammaturgica: Michele Sinisi
Scenografia: Federico Biancalani
Assistente alle scene: Cecilia Chiaretto
Disegno luci: Michele Sinisi, Federico Biancalani
Costumi: Cloe Tommasin
Costume del Re Sole: Daniela De Blasio
Aiuto regia: Nicolò Valandro
Coproduzione: Elsinor Centro di Produzione Teatrale, Solares Fondazione delle Arti, Teatri di Bari, Tradizione e Turismo – centro di produzione teatrale e Viola produzioni
Foto: Marcella Foccardi
Rielaborazione drammaturgica: Michele Sinisi
Scenografia: Federico Biancalani
Assistente alle scene: Cecilia Chiaretto
Disegno luci: Michele Sinisi, Federico Biancalani
Costumi: Cloe Tommasin
Costume del Re Sole: Daniela De Blasio
Aiuto regia: Nicolò Valandro

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Il Tartufo di Moliere con la regia di Sinisi scivola dalla commedia seicentesca alla tragedia umana contemporanea, dove il protagonista non è una maschera d’altri tempi, ma un predatore psicologico moderno.
RAJEEV BADHAN, Direttore Teatro Chiabrera
Chi è Tartufo? Un truffatore o un eroe? Un attore o un politico? Un prete o un guaritore? Un sant’uomo, come vuole il padrone di casa, o un impostore, come vuole il resto della famiglia che lo ospita? Un mistificatore o un uomo consapevole delle mistificazioni altrui? Il suo ingresso, all’inizio del terzo atto, fa l’effetto di un’apparizione insolita capace di zittire l’intera casa, arrestare il ritmo della commedia. Lo spazio del palcoscenico sembra ingrandirsi per contenere, insieme alla nostra curiosità, le poche, lente, sillabe dell’ospite che non abbiamo mai visto ma che è stato preceduto dalle tante parole dette su di lui. Chi è Tartufo? Forse l’essenza stessa, ultima e malata, del male. Personaggio nato come satira della borghesia secentesca francese, Tartufo è diventato un simbolo, il truffatore per antonomasia capace di attraversare ogni epoca, rimanendo sempre incredibilmente attuale.
Michele Sinisi si confronta ancora una volta con un classico, muovendosi all’interno di una commedia che, dietro le sfumature farsesche, cela sotto pelle un lato oscuro, dato dall’ambiguità di un protagonista sinistro, misterioso. La parola di Molière viene qui rimasticata, attualizzata e contaminata acquisendo così una freschezza dal sapore contemporaneo, un ritmo serrato che conduce lo spettatore dritto verso un finale dove il rex ex maquina toglierà dagli impicci l’intera famiglia garantendo un, seppur amaro, lieto fine.
Note di regia
Tartufo potrebbe essere chiunque. Anche io, anche noi teatranti quando parliamo al di fuori del nostro lavoro, quel che c’è deve stare solo in scena. Quando perdiamo di vista la complessità della vita e ci rifugiamo nella menzogna e nelle illusioni. Tartufo rappresenta tutti coloro che affascinano con la dialettica chi non ha gli strumenti per capire che cosa si nasconde dietro l’ambiguità delle parole.
Il testo, vivisezionato e rimontato, è rispettato fino allo smascheramento del protagonista alla fine del quarto atto, ma nel quinto atto, scritto da Molière per rendere omaggio alla magnificenza reale che tutto risolve arrestando l’impostore, c’è una sorta di esplosione della grandezza del potere, verso cui sospendo il giudizio. Quello che ho cercato di fare è trovare un baricentro tra le istanze di Orgone, padrone di casa totalmente abbagliato dalla finta rettitudine morale di Tartufo, e il desiderio di cambiamento degli altri personaggi, ben consapevoli di trovarsi davanti un approfittatore: l’alternanza di vecchio e nuovo c’è sempre stata e ci sarà sempre, con tutti i fantasmi e le paure che si porta dietro.
Cerco di restituire questa ambivalenza e l’impossibilità di risolverla. La scena di Federico Biancalani è costruita come un ring a luce fissa perché il pubblico guardi questa famiglia in cui il bubbone della frustrazione è arrivato a livelli insostenibili. Un muro fisso sul fondo, con davanti un tappeto che ne riflette la matericità, si muove fino al proscenio per schiacciare davanti agli occhi degli spettatori quella situazione pruriginosa che sancirà la fine di Tartufo, per poi aprirsi alle spalle di Orgone con la luminosità dorata della reggia di Versailles e del re.
STEFANO BRASCHI è fondatore di Elsinor Centro di Produzione Teatrale nell’anno 2000. Nato a Forlì il 28/11/1957 residente a Milano. Laureato in Giurisprudenza inizia la sua carriera d’attore sotto la guida di Giovanni Testori. Completa la sua formazione avendo come maestri Maja Komorowska e Tadeusz Bradecki (Stary Teatr Krakow). Nel 2017 va in scena a Milano “Erotica-Linea-Gotica” di cui è autore. Nel 2019 pubblica per Robin Edizioni “Ingarbujè”. Per la piattaforma Storytel registra dal 2020 al 2023 cinque audiolibri. Negli anni è stato diretto in teatro tra gli altri da A.Latella, L.Quintavalla, B.Stori, M.Sinisi, M.Conti, R.Trifirò, M.Lorenzi, G.Ortoleva e al cinema da A.Albanese, G.Campiotti, M.Sole Tognazzi.
MICHELE SINISI, classe 1976, nato ad Andria Michele Sinisi è attore di teatro e cinema, regista teatrale, e drammaturgo. Premio Della Critica 2016, finalista nel 2014 e nel 2008 e più volte segnalato per i “PREMI UBU”, ha lavorato in teatro con registi come Riondino, Germano, Binasco, Janezic, Muscato, Baracco, Lorenzi, Conte. Lavora su testi di drammaturgia contemporanea e classici. È regista e interprete di spettacoli come Tartufo, La Simpatia, Tradimenti, Sei personaggi, Edipo, Now, Caligola, I promessi sposi, Miseria&nobiltà, L’arte della commedia, Sequestro all’italiana, Amleto, Murgia, Otello. Mentre gli spettacoli Černobyl, La grande abbuffata, La prima cena, Il sogno degli artigiani, Agamennone, Macbeth, Moby dick lo vedono impegnato solo nella regia. Per il cinema è interprete in È andata così di Zanasi, L’ultima sfida di Silvestre, Una presta liberta di Nunziante, Arsa di Masbedo, Palazzina laf di Riondino, Il grande male di Tani, Esterno notte di Bellocchio, School of mafia e Chi m’ha visto di Pondi, Il bene mio di Mezzapesa, L’amore non si sa di Di Noto. Per la televisione è, tra gli altri, nel cast di Imma Tataranni sostituto Procuratore diretto da Francesco Amato, ne Gli orologi del diavolo diretto da Beppe Fiorello e in 1993 per la regia di Giuseppe Gagliardi.








