Contemporanea

16 gennaio

Regia di Fratelli Dalla Via

Bestiario idrico

di Marco Paolini

Con Marco Paolini e Patrizia Laquidara

Inizio spettacolo: ore 21:00

Durata spettacolo: 110 minuti

Scritto con: Giulio Boccaletti
Collaborazione alla drammaturgia: Marta Dalla Via, Diego Dalla Via, Michela Signori
Assistenza alla regia: Teresa Vila
Cura delle musiche: Giuseppina Casarin
Elementi scenici: Mirko Artuso
Direzione tecnica e fonica: Piero Chinello
Disegno luci e scene: Michele Mescalchin
Luci: Nicola Munerati
Assistenza tecnica: Città Invisibile
Grafica e foto di scena: Gianluca Moretto

Produzione: Michela Signori
Coproduzione: Jolefilm e Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale

Foto: Gianluca Moretto

Scritto con: Giulio Boccaletti
Collaborazione alla drammaturgia: Marta Dalla Via, Diego Dalla Via, Michela Signori
Assistenza alla regia: Teresa Vila
Cura delle musiche: Giuseppina Casarin
Elementi scenici: Mirko Artuso
Direzione tecnica e fonica: Piero Chinello
Disegno luci e scene: Michele Mescalchin
Luci: Nicola Munerati
Assistenza tecnica: Città Invisibile
Grafica e foto di scena: Gianluca Moretto

Marco Paolini ci pone di fronte a uno spettacolo che parla di tutti noi, delle rive in cui abitiamo e del futuro che possiamo ancora decidere.

RAJEEV BADHAN, Direttore Teatro Chiabrera

Le opere idrauliche tendono a diventare invisibili, a confondersi con l’ambiente che le contiene. Succede agli argini di terra battuta, alle golene, ma anche alle stazioni di pompaggio, ai canali, ai serbatoi e perfino alle dighe.
Il paesaggio italiano diventa agricolo per stratificazioni di insediamenti durati secoli. Anche città e paesi si insediano (e si spostano…) per secoli. Le industrie solo da poco più di un secolo. Le opere idrauliche accompagnano ognuno di questi passaggi; non solo gli acquedotti dai romani in poi, ma le deviazioni e le arginature a volte imponenti, le opere di bonifica, i serbatoi idroelettrici, le reti di smaltimento. Il paesaggio italiano è artificio ma la rete delle opere idrauliche sfugge alla nostra percezione.
Un ponte è opera viaria o idraulica? Il wc o il rubinetto sono pezzi di edilizia civile o terminali di opere idrauliche? Quanto sarebbe diverso il paesaggio agricolo senza la circolazione di acqua di irrigazione e senza canali e pompe di smaltimento degli eccessi di pioggia?
Niente di tutto quello che vediamo è definitivo. Il cambiamento climatico impone di prendere in considerazione radicali cambiamenti del paesaggio che ci è familiare: potremo subirli o deciderli. I fiumi in Italia sono più di 6.000 molti di più i corsi d’acqua che non hanno diritto a un nome, ma fanno parte dei bacini idrografici. L’Europa conta 110 bacini idrografici l’Italia ne ha 7. Ciascuno contiene centinaia di corsi d’acqua più o meno importanti, ma ugualmente strategici, assieme all’acqua delle falde sotterranee, nel bilancio idrico nazionale.
Bestiario idrico parla di fiumi e bestie d’ogni genere, narra storie di vita biologica e sociale legate ai fiumi. Narra dei conflitti e dei contratti che intorno all’acqua dei fiumi hanno dato forma a quel paesaggio che oggi riconosciamo come il nostro. Rende visibile il legame stretto tra le forme di governo dell’acqua e la qualità della vita sulle rive, non solo di una specie ma dell’intero ecosistema.
Bestiario idrico è realizzato anche con il sostegno di Estate Teatrale Veronese – Comune di Verona e si inserisce nel progetto Atlante delle Rive dedicato alle acque, che Marco Paolini ha ideato per La Fabbrica del Mondo.

  • Un inatteso affresco del nostro mondo e di come lo stiamo trasformando per interessi, negligenza, incuria o abitudine, senza che ce ne accorgiamo.

    Poliedricomagazine.it

  • Un racconto potente e urgente che intreccia a memoria, ecologia, storia e futuro.

    Teatro.it