Rezza Mastrella
Rezza Mastrella
Rezza Mastrella
Rezza Mastrella
Contemporanea

26 gennaio

ORE 21:00

durata spettacolo: 100 minuti

REZZAMASTRELLA 7-14-21-28

di Flavia Mastrella e Antonio Rezza

con Antonio Rezza e Ivan Bellavista

(mai) scritto da Antonio Rezza
Habitat di Flavia Mastrella
assistente alla creazione: Massimo Camilli
luci e tecnica: Alice Mollica
organizzazione generale: Tamara Viola e Stefania Saltarelli
macchinista: Andrea Zanarini
metalli: CISALL

produzione: REZZAMASTRELLA, Fondazione TPE TSI La Fabbrica dell’Attore Teatro Vascello
ufficio stampa: Chiara Crupi
comunicazione web: Tamara Viola

foto: Giulio Mazzi

Civiltà numeriche a confronto. La sconfitta definitiva del significato.
Malesseri in doppia cifra che si moltiplicano fino a trasalire: siamo a pochi salti di distanza dalla sottrazione che ci fa sparire.
Oscillazioni e tentennamenti in ideogramma mobile.
Improvvisamente cessa il legame con il passato: corde, reti e lacci tengono in piedi la situazione. Si gioca alla vita in un ideogramma. Il tratto, tradotto in tre dimensioni, sviluppa volumi triangolari diretti verso l’alto che coesistono con linee orizzontali: ma in verticale si muove solo l’uomo.
Qui non si racconta la storiella della buona notte, qui si porge l’altro fianco. Che non è la guancia di chi ha la faccia come il culo sotto. Il fianco non significa se non è trafitto.
Con la gola secca e il corpo in avaria si emette un altro suono.
Fine delle parole.
Inizio della danza macabra.

La storia
In un paese allo sbando un Uomo è affascinato dallo spazio che diventa numero.
La particella catastale dell’ingegno porta l’essere animato a fondersi con la civiltà numerica al declino. Una donna bianca, vestita di rete e di illusione, rimpiange il tempo degli inizi, quando l’amore è solo affanno e poco ancora. Il non senso civico sfugge a chi governa come bestie questo ammasso di carne alla malora. Si vota con la gola gonfia delle urla di chi ha votato prima, ci si lascia sovrastare dall’istituzione che detta convenzione e cancella dignità. Il sollevatore di pesi solleva se stesso e la famiglia organizzata che sputa fiato su ogni collo alla deriva. Intanto la cultura si finanzia con i soldi del padrone: il servilismo non ha dote. Seduti nell’alto dei cieli ad aspettare il Dio mozzo che ci ha fatto a pezzi.
E finalmente i numeri a rendere lo spazio fallace, in balia della cifra che lo schiaccia.
Costretto a ragionare non per logica ma per sottrazione, l’uomo è improvvisamente migliore: sotto di lui non c’è la terra che lo seppellirà ma la tabella di uno spazio mai così confuso. Che poi si ride è un problema legato alla mercificazione della pelle macellata.
In questo gioco macabro e perverso si affaccia la fiaba allucinata: altro che felici e contenti, qui la nevrosi insegue il capriolo: uno che scappa e l’altro che corre con due gambe che non ne fanno una.
Fossimo zoppi faremmo più paura.

La strabordante e graffiante ironicità di RezzaMastrella torna al Teatro Chiabrera dopo il successo di FrattoX.

RAJEEV BADHAN, Direttore Teatro Chiabrera

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